"Nel Live di ieri sera all'Alpheus di Roma, nella sala ben curata da Radio Città Aperta (buona musica prima e dopo il concerto, e un'aria respirabile, fattore non da sottovalutare se si considera lo stato dell'aria nei locali romani), i Moka hanno favorevolmente impressionato.
Visti con occhio critico - lo confesso, l'idea di vedere chitarre trattate "male" mi preoccupa" - la band romana (con un eccezione, il bassista è sardo) ha convinto. Sul palco hanno iniziato con note che sembravano omaggiare Syd Barrett: note secche, ma che colpiscono.
L'apparente semplicità, con l'ipnotica ripetizione delle stesse note, viene spezzata dal roboante attacco verso la fine del primo pezzo: batteria a battere ripetutamente i piatti, basso suonato come se fosse una chitara, "a piene corde". Lasciano un segno. Si segue con l'unico pezzo che si può riconoscere, tratto dall'album già pubblicato " I plan On Leaving Tomorrow", "hate g-eight". Molto molto soffice, graffia per la pulizia, per la melodia, per il lento crescere. Non per chissà quale durezza che invece avevo ipotizzato di ascoltare in questo concerto.
Una durezza che indiscutibilmente c'è, ma non risulta fastidiosa: il gruppo sa che fare rumore non giova a nulla e nessuno, e il "rumore" piace solo a pochi fanatici. Gli altri brani del concerto sono tutti presi dall'album che il gurppo sta producendo e che già inizia a promuovere, almeno per cominciare a vedere la reazione della gente, e vedere se il pezzo colpisca subito o meno. Gli applausi di una sala abbastanza gremita si concedono infatti ai pezzi che piacciono di più, o al maggiore impatto scenico: quando la chitarra emana suoni psichedelici, con effetti e tecniche particolari, sono applausi.
In conclusione, un cocnerto sicuramente interessante e al contempo piacevole. Ma ciò che più interesserà al gruppo, in linea tutto sommato con lo scopo dei concerti dei gruppi emergenti, è che le qualità e le idee ci sono, toccherà alle case discografiche dargli dei pezzi digeribili al mercato. Fermo restando che comunque, questo prodotto, in Italia rimarrà sempre e comunque un prodotto dinicchia."
Federico Armeni (http://www.livecity.it/live/archives/001203.html#001203)
Visti con occhio critico - lo confesso, l'idea di vedere chitarre trattate "male" mi preoccupa" - la band romana (con un eccezione, il bassista è sardo) ha convinto. Sul palco hanno iniziato con note che sembravano omaggiare Syd Barrett: note secche, ma che colpiscono.
L'apparente semplicità, con l'ipnotica ripetizione delle stesse note, viene spezzata dal roboante attacco verso la fine del primo pezzo: batteria a battere ripetutamente i piatti, basso suonato come se fosse una chitara, "a piene corde". Lasciano un segno. Si segue con l'unico pezzo che si può riconoscere, tratto dall'album già pubblicato " I plan On Leaving Tomorrow", "hate g-eight". Molto molto soffice, graffia per la pulizia, per la melodia, per il lento crescere. Non per chissà quale durezza che invece avevo ipotizzato di ascoltare in questo concerto.
Una durezza che indiscutibilmente c'è, ma non risulta fastidiosa: il gruppo sa che fare rumore non giova a nulla e nessuno, e il "rumore" piace solo a pochi fanatici. Gli altri brani del concerto sono tutti presi dall'album che il gurppo sta producendo e che già inizia a promuovere, almeno per cominciare a vedere la reazione della gente, e vedere se il pezzo colpisca subito o meno. Gli applausi di una sala abbastanza gremita si concedono infatti ai pezzi che piacciono di più, o al maggiore impatto scenico: quando la chitarra emana suoni psichedelici, con effetti e tecniche particolari, sono applausi.
In conclusione, un cocnerto sicuramente interessante e al contempo piacevole. Ma ciò che più interesserà al gruppo, in linea tutto sommato con lo scopo dei concerti dei gruppi emergenti, è che le qualità e le idee ci sono, toccherà alle case discografiche dargli dei pezzi digeribili al mercato. Fermo restando che comunque, questo prodotto, in Italia rimarrà sempre e comunque un prodotto dinicchia."
Federico Armeni (http://www.livecity.it/live/archives/001203.html#001203)

